
Martina Franca – Dopo la lettera aperta pubblicata dall’ex sindaco Franco Ancona, indirizzata al sindaco in carica Gianfranco Palmisano, in cui venivano sollevate perplessità sull’intervento agricolo in corso nei pressi della Riserva naturale delle Pianelle, è arrivata la replica ufficiale della società proponente.
La Tamer Family Farm Società Agricola S.r.l., promotrice del progetto per la coltivazione e trasformazione di erbe officinali in contrada Grava, interviene con un comunicato volto a chiarire la propria posizione. L’azienda ribadisce la piena legittimità dell’intervento e sottolinea che l’iter si è concluso con il rilascio dell’Autorizzazione Unica ZES n. 168 del 20 settembre 2024, dopo una conferenza di servizi che ha coinvolto ben 37 enti pubblici, tra cui Regione Puglia, Comune di Martina Franca, Provincia di Taranto e Soprintendenza.
CS
“Egregi cittadini di Martina Franca,
in risposta alla lettera aperta del 13 giugno 2025 del Dott. Franco Ancona, già Sindaco di questa nobile città, Tamer Family Farm Società Agricola S.r.l. desidera offrire un contributo di chiarezza e trasparenza, con l’intento di dissipare ogni dubbio circa l’intervento edilizio in corso di realizzazione nei pressi della Riserva Naturale Bosco delle Pianelle. Con questo comunicato, intendiamo non solo ribadire il pieno rispetto delle normative vigenti, ma anche condividere una visione di progresso che coniughi innovazione, sostenibilità e profondo rispetto per il patrimonio storico e ambientale di Martina Franca.
Un progetto di eccellenza, nel segno della legalità e della sostenibilità
Il progetto edile, avente come scopo la trasformazione delle erbe officinali da prodursi su 34 ettari di terreni prospicenti di nostra proprietà, incolti da oltre quattro decenni, è stato sottoposto a un iter amministrativo di straordinaria rigorosità. Autorizzato mediante il rilascio della Valutazione di Incidenza Ambientale e dell’Autorizzazione Unica n. 168 del 20 settembre 2024, rilasciata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Struttura di Missione ZES -, esso ha ottenuto il consenso unanime di ben 37 enti pubblici, tra cui gli uffici comunali di Martina Franca e perfino della Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo. Tale processo, culminato in una Conferenza dei Servizi esemplare per ampiezza e profondità, testimonia l’impegno per un intervento che non solo rispetti, ma valorizzi il delicato equilibrio ambientale e paesaggistico del territorio.
Stupisce, dunque, che il Dott. Ancona, figura di spicco per un decennio nella guida della città, abbia espresso perplessità senza indicare specifiche violazioni normative. Lungi dal voler alimentare polemiche, questo comunicato intende colmare tale lacuna, offrendo alla comunità un quadro limpido e documentato, affinché il dibattito si fondi su verità e non su supposizioni. La nostra missione è quella di costruire, con umiltà e determinazione, un futuro che renda Martina Franca protagonista di un’agricoltura moderna, sostenibile e capace di dialogare con il mondo.
Un plauso alla buona amministrazione
Desideriamo esprimere profonda gratitudine al Sindaco Gianfranco Palmisano, il cui operato rappresenta un modello di rettitudine e senso istituzionale. Pur in un contesto di riforme promosse, a livello centrale, da schieramenti politici diversi dal suo, il Sindaco, coadiuvato dagli uffici comunali, ha scelto di collaborare con serietà e competenza, mettendo al primo posto l’interesse della collettività. La sua capacità di superare le divisioni ideologiche per sostenere un progetto di valore è un esempio luminoso di come la politica possa e debba essere al servizio del bene comune.
Un intervento per il territorio e la sua rinascita
Il progetto di Tamer Family Farm non è solo un’iniziativa imprenditoriale, ma un atto d’amore verso Martina Franca e la sua vocazione agricola. La coltivazione di erbe officinali locali, su terreni impervi e svantaggiati, adibiti da sempre ad un agricoltura basica (cereali e foraggio), si propone di rigenerare il paesaggio, arricchire la biodiversità e migliorare la qualità dell’aria, contribuendo al contempo all’economia locale. Una volta completato, l’intervento si integrerà armoniosamente con l’ambiente, diventando un simbolo di come tradizione e innovazione possano convivere in un equilibrio virtuoso. Martina Franca potrà così distinguersi come capitale delle essenze naturali, capofila di un modello di sviluppo che guarda al futuro senza dimenticare le sue radici.
La tutela del patrimonio storico: una scelta di rispetto
La decisione di realizzare nuove strutture e non utilizzare l’edificio storico denominato, Masseria Piovacqua, gioiello architettonico del XVIII secolo, per attività produttive nasce da un profondo rispetto per il suo valore storico e culturale. Ogni intervento strutturale, necessario per adeguare la masseria agli standard moderni di stoccaggio e lavorazione alimentare, risulterebbe non solo impraticabile per il rispetto dei vincoli architettonici, paesaggistici e igienico-sanitari, ma gravemente lesivo della sua integrità. Immaginare macchinari moderni all’interno di un bene così prezioso sarebbe un’offesa alla storia, alla memoria e al buon gusto. La nostra scelta è quella di preservare e restaurare questo patrimonio, affinché continui a raccontare alle future generazioni la grandezza del passato di Martina Franca.
Una ZES per lo sviluppo equilibrato
L’area ZES (Zona Economica Speciale) individuata nel 2019 dall’amministrazione Ancona presso i terreni della Masseria Pozzo Tre Pile — di proprietà del consorzio Artemoda — comprendeva 34 ettari gravati da numerosi vincoli, con soli 1,65 ettari effettivamente utilizzabili per attività produttive. Per questa minima porzione, veniva richiesto un prezzo del tutto spropositato: €1.320.000, una cifra insostenibile per qualunque imprenditore, soprattutto nel settore agricolo, notoriamente a bassa redditività.
Con l’estensione, nel 2024, della ZES a tutto il Sud Italia — grazie alla visione strategica dell’on. Raffaele Fitto e al sostegno concreto, a livello locale, dell’on. Dario Iaia — si è finalmente aperta una nuova fase: è diventato possibile attivare attività produttive ovunque, beneficiando di un iter autorizzativo centralizzato, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in tempi rapidi e certi.
Questo ha reso del tutto superata l’ipotesi proposta da Ancona, che prevedeva di pagare oltre un milione di euro per realizzare strutture su terreni scomodi e lontani dalle coltivazioni. Una scelta che sarebbe stata non solo antieconomica, ma anche dannosa per l’ambiente e per il territorio, a causa dell’aumento di traffico, inquinamento e costi di trasporto.
La possibilità di operare direttamente sui terreni di proprietà, in prossimità delle colture, rappresenta oggi una soluzione razionale e sostenibile, resa possibile proprio grazie alla riforma ZES. Difendere invece l’area imposta dalla precedente amministrazione non ha alcuna giustificazione né economica, né ambientale: nessuno, oggi come domani, pagherebbe oltre €1.320.000 per 1,65 ettari così dislocati. E questo è un fatto incontrovertibile, che nessuna polemica potrà mai capovolgere.
Un impegno per la trasparenza e il futuro
Concludiamo sottolineando che ogni aspetto del progetto, incluso l’utilizzo del pozzo privato, è stato regolarmente autorizzato, mentre la Regione Puglia, con l’eccezionale capacità organizzativa del suo assessore Donato Pentassuglia, sta lavorando per potenziare i servizi idrici pubblici della zona. Tamer Family Farm crede fermamente in un’agricoltura che sia al contempo di qualità, legale, trasparente e sostenibile. Auspichiamo che il confronto pubblico si sviluppi su basi solide e costruttive, nell’interesse esclusivo della comunità e del territorio.
Con l’orgoglio di contribuire alla rinascita agricola di Martina Franca e con responsabilità ad operare con rettitudine e visione, restiamo a disposizione per ogni chiarimento, certi che insieme possiamo scrivere una nuova pagina di bellezza e progresso per questa terra straordinaria.”
La lettera aperta dell’ex sindaco Franco Ancona
Segue, per completezza e trasparenza del dibattito pubblico, il testo integrale della lettera aperta inviata nei giorni scorsi dall’ex sindaco Franco Ancona al primo cittadino in carica Gianfranco Palmisano, con cui ha sollevato una serie di rilievi e perplessità sul progetto in corso.
“Martina Franca, 13 giugno 2025
Egregio Sig. Sindaco,
alcuni giorni fa, recandomi alla Riserva Bosco delle Pianelle, ho potuto notare un cantiere in costruzione
di alcuni capannoni in prossimità della strada panoramica che da Martina conduce a Massafra, attigua
alla stessa Riserva.
Senza dubbio, si tratta di un intervento a forte impatto ambientale in una zona naturale di grande pregio
e del quale, stranamente, non si è avuta notizia.
Consultando il portale internet del nostro Comune non ho riscontrato una valutazione del pur costituito
Osservatorio sulla pianificazione urbanistica (Osservatorio per la bellezza), neppure di natura consultiva.
Ho cercato, dunque, di acquisire informazioni sul procedimento che ho trovato nella documentazione
per l’acquisizione della Valutazione di Incidenza Ambientale pubblicata della Provincia di Taranto.
La città non molto tempo fa è stata impegnata in un acceso dibattito che ha portato ad eliminare la
previsione di attività produttive in aree di eguale pregio, che per dimensione e qualità delle tutele
possono essere equiparate a quelle interessate dal progetto, ma che erano in prosecuzione delle attuali
aree produttive della città.
Entrando nel merito del progetto imprenditoriale, ho potuto notare che non vi è alcuna relazione tra la
nuova attività e la contermine masseria, che tutti conosciamo come “Piovacqua” (7175 mc).
Sarebbe stato di grande interesse se il complesso edilizio della masseria che ha nel passato animato una
fiorente attività agro-silvo-pastorale, fosse stato destinato a svolgere, con i necessari adeguamenti, il
ruolo di centro propulsore della nuova attività agricola, con nuove funzioni e nuove tecnologie.
Dalle sommarie informazioni sembra, piuttosto, che si sia proceduto a uno “spezzatino”, estrapolando il
grosso complesso edilizio della masseria dal resto dell’intervento.
Intervento che, in aree di pregio, ha, invece, previsto la costruzione di nuovi capannoni per lo
stoccaggio, la lavorazione, la degustazione e la vendita dei prodotti coltivati negli 34,10 ettari
disponibili, gli uffici amministrativi, gli alloggi e il rimessaggio. Funzioni che ben avrebbero potuto
essere allocate, almeno in parte, nello storico edificio.
Non appare condivisibile, pertanto, l’affermazione, contenuta nelle relazioni di progetto, quando
asserisce che “dal sopralluogo effettuato in loco, nonché come da Dichiarazione sostitutiva di atto
notorio ratificata dal Presidente del Consiglio di Amministrazione della committente società agricola
[…], gli scriventi tecnici dichiarano che, presso i fondi rustici condotti dalla committente non sono
presenti strutture, manufatti e opere edili destinati o destinabili allo svolgimento delle anzidette attività
agricole e connesse, e che pertanto, la realizzazione delle strutture progettate risulta essere tassativa e
perentoria ai fini dell’ordinario svolgimento di dette attività ai sensi delle vigenti normative in
materia”.
Anche le residuali attività dell’allevamento del cavallo e della lavorazione del miele si sarebbero potute
avvalere del valore di bellezza conferito dalla storica masseria.
Sorprende, inoltre, che non sia stata colta l’opportunità di allocare l’intervento in questione nelle aree, a
suo tempo, individuate dall’Amministrazione comunale e recepite dalla Regione Puglia, giusta DRG
612 del 29 marzo 2019, quali possibili aree di atterraggio degli interventi previsti nelle Zone
Economiche Speciali (ZES).
L’iniziativa imprenditoriale che ci occupa, consistente in un progetto “agricolo”, sarebbe stata
certamente allocabile in tali aree, andando, così, incontro all’osservazione al Piano Urbanistico Generale
formulata da diverse associazioni, che hanno chiesto di ridestinare, specificatamente all’agricoltura, i
suoli da molti anni inutilizzati del consorzio Artemoda.
Inoltre, il progetto assentito a favore della società richiedente prevede la perforazione di un nuovo pozzo
per l’emungimento delle acque dalla falda posta a 458 metri di profondità (come da relazione
agronomica), per soddisfare la previsione di un fabbisogno annuo di 54.850 metri cubi di acqua.
Anche sotto questo profilo, l’allocazione dell’intervento sui suoli siti in prosecuzione della zona
produttiva di via Mottola sarebbe stata più funzionale. Questi suoli, infatti, sarebbero stati facilmente
raggiungibili dalla rete di distribuzione delle acque reflue depurate destinate all’irrigazione. E ciò
avrebbe comportato un notevole risparmio della risorsa idrica che sappiamo, purtroppo, essere sempre
più scarsa e contesa.
Nell’intervento assentito a Piovaqua, come detto, è stata autorizzata la perforazione di un pozzo a
servizio esclusivo del privato. Tuttavia, era nota da tempo alla Regione (ente autorizzatore) la necessità
di rifornire con un pozzo pubblico le numerose aziende di allevamento insediate in zona, che devono
percorrere giornalmente diversi chilometri per approvvigionarsi di acqua e che utilizzano mediamente
ciascuna meno di un decimo dell’acqua richiesta dalle nuove coltivazioni.
Scavare un pozzo “pubblico” ad iniziativa regionale avrebbe significato, dunque, compiere un passo
orientato all’interesse generale della nostra città nel contribuire a mantenere in efficienza le nostre
aziende agricole e dell’allevamento. Realtà produttive che, dobbiamo sempre tenere presente
costituiscono i pilastri su cui si fonda la tutela del nostro territorio e la bellezza del nostro paesaggio.
Rappresento, infine, la forte preoccupazione circa l’operatività della nuova disciplina della ZES unica
nei termini in cui ha potuto operare nella nostra città ignorando il ricco dibattito sviluppatosi intorno
all’uso del nostro territorio di pregio che enti, associazioni e ordini professionali hanno espresso nel
corso della partecipazione alla pianificazione urbanistica, nel recente passato e che non sembra siano
state coinvolti nel caso che ci occupa.
Va evitato il rischio che tale dinamica possa nuovamente ripetersi, alzando il livello di attenzione di
fronte a interventi che, come sta accadendo in altre città, vanno esaminati e discussi al fine di renderli
compatibili con il contesto che li ospita.
Spero di aver fatto cosa gradita.
Cordialmente,
Franco Ancona”

















