Dopo la violenza in pieno centro, il movimento chiede di verificare la posizione del 29enne e rilancia la “remigrazione” come politica nazionale: «Allontanarlo dalla città significherebbe soltanto spostare il problema in un altro Comune».

Di seguito il comunicato stampa

Quanto accaduto sabato mattina nel cuore di Martina Franca è gravissimo e non può essere archiviato
come una semplice parentesi di cronaca. Un uomo di 29 anni, originario del Ghana, armato di una
spranga di ferro, ha seminato paura nel centro citadino, colpendo automobili e coinvolgendo citadini
che sono intervenuti per fermarlo. Il bilancio comprende persone ferite e veicoli danneggiati, a pochi
metri da Palazzo Ducale.
Non è normale. Martina Franca non deve abituarsi alla paura.
Va chiarito innanzitutto a quale titolo il ghanese si trovasse a Martina Franca e se beneficiasse di
forme di assistenza pubblica.
Futuro Nazionale esprime piena solidarietà alle persone coinvolte e ringrazia le Forze dell’Ordine e i
soccorritori intervenuti.
La comprensibile esasperazione dei citadini non va confusa con sfiducia nelle Forze dell’Ordine, che
meritano (1) rispeto, (2) sostegno e (3) strumenti adeguati. Il nodo è politico (!) troppo a lungo scelte
permissive hanno lasciato ai territori e a chi li presidia il peso delle conseguenze. Per troppi anni
una certa sinistra ha privilegiato una visione ideologica dell’accoglienza, contestando troppo spesso
le politiche di controllo, tratenimento e rimpatrio. Oggi i territori pagano il prezzo di quella cultura
politica
Ma proprio perché crediamo nello Stato, pretendiamo che lo Stato faccia fino in fondo il proprio
dovere.
Il sindaco ha chiesto l’applicazione del foglio di via, ma politicamente dobbiamo avere il coraggio di
dire che spostare un problema da Martina Franca a un altro Comune italiano non significa risolverlo.
Un foglio di via da una cità non equivale a un rimpatrio dal territorio nazionale.
Questa è la politica della remigrazione che Futuro Nazionale sostiene, non una parola d’odio, non una
persecuzione indiscriminata e certamente non un giudizio fondato sull’origine o sul colore della pelle.
La colpa è personale. La legge deve essere uguale per tutti. Ma l’ospitalità non può trasformarsi nel
dirito di violare impunemente le regole del Paese che ospita.
Ma il problema della sicurezza citadina non nasce ieri mattna.
Non vogliamo alimentare paura. Vogliamo impedire che la paura diventi normalità.

Luciana Convertini

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