
Paolo Bruni, Architetto e Presidente dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Taranto, esprime preoccupazione per la tempistica dell’adozione del nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) di Martina Franca, sollecitando una riflessione più approfondita.
CS
“Le parole di senso comune, se mal uƟlizzate confondono. Non mi riferisco alla terminologia
tecnica, ma a quella basilare che se mal uƟlizzata crea incomprensioni. Siamo qui per la
presentazione della NUOVA proposta di PUG:
la NUOVA proposta di PUG pubblicata in quesƟ giorni soƫntende che vi è una vecchia e
contrapposta proposta di PUG data 2022, forse già più “evoluta” rispeƩo a quella del 2021,
quindi, l’ulƟma è nata dopo l’isƟtuzione di un apposito “Osservatorio sulla pianificazione
urbanisƟca” (Osservatorio per la BELLEZZA).
Vengono uƟlizzate parole (NUOVO, BELLEZZA) che non aiutano la costruzione del dialogo pubblico,
spostano la comunicazione su un livello falsato di percezione, di quanto scelto e prodoƩo dalla
amministrazione promotrice. Non è facendo leva sulla BELLEZZA e aggiungendo nell’anno 2023 una
fase partecipaƟva con delle consultazioni, oltretuƩo previste da un iter procedurale, che la
proposta di PUG diventa NUOVA. Abbiamo preso parte ai vari incontri che ci sono staƟ proposƟ
dall’Osservatorio, non soƩraendoci ai dialoghi condoƫ dal sindaco e dal tecnico progeƫsta,
cercando di offrire spunƟ di riflessione, approcci e possibili soluzioni, considerando che in ogni
incontro gli scenari urbani affrontaƟ, con tale metodologia e tempisƟca, erano notevolmente
complessi. Ai fini della efficacia di quesƟ incontri, come più volte ribadito, vi deve essere
l’applicazione fedele di metodi di Ɵpo processuale, dove meƩere in chiaro obieƫvi per delineare
insieme percorsi per raggiungerli facendo interagire aƩori e risorse, in maniera ordinata,
conseguenziale, logica e proficua. Dai verbali emerge ancora invece una semplice “consultazione
dei ciƩadini” priva ancora di scena struƩurata ai fini di una partecipazione efficace, efficiente, equa
e sostenibile, realmente uƟle al processo pianificatorio che porta ad una proposta integraƟva o
nuova, qual si voglia. Va dato aƩo che comunque gli incontri dell’Osservatorio hanno contribuito a
rafforzare ed iniziare ad uƟlizzare il capitale sociale che è insito in ogni comunità locale. A queste
prime modalità di dialogo e consultazione, che non si esauriscono, oggi andrebbero affiancate però
alcune metodologie di visioning, che consentono, con un invesƟmento professionale, approcci più
sofisƟcaƟ che coinvolgono varie rappresentanze d’interessi. Si traƩa però di scelte poliƟche e di
orientamento del tecnico affidatario, che insieme scelgono di far prevalere gli elemenƟ strategici di
uno strumento di piano, rispeƩo a quelli normaƟvi e regolaƟvi di deƩaglio, che, in sintesi
conclusiva, sono purtroppo quelli che emergono e sono sempre emersi nelle ulƟme versioni di
questo PUG. Noi figure tecniche, non solo architeƫ, abbiamo più volte segnalato la vecchia natura
regolaƟva perseguita a discapito della visione strategica che vorremmo ci fosse, e non abbiamo
mai contestato nessun operato, essendo nel nostro ruolo dei promotori del sapere pianificatorio e
non degli oppositori di minoranza. Quindi, nella flessibilità che il nuovo strumento (non più
REGOLATIVO) debba avere, e secondo indicazione del DRAG, si auspica l’ambito della pianificazione
struƩurale; chiara e pubblica sia la definizione di obieƫvi generali di sviluppo, con strategie e
azioni per raggiungerli, secondo orizzonƟ temporali di medio – lungo periodo. Quando usiamo il
termine “visioning” desideriamo far emergere la volontà di costruire un quadro di valori comuni
evidenƟ, forƟ, idenƟtari, riconoscibilmente ambiziosi che rappresentano una situazione di
prosperità e benessere diffusi, a servizio della colleƫvità, e indipendentemente dalle alternanze
amministraƟve: sarà il sistema di obieƫvi, strategie ed azioni capace di orientare lo sviluppo nella
direzione desiderata, anche durante un cambio di mandato. Non è questo che deve spaventare e
bloccare un iter. Pertanto conƟnuiamo ad auspicare l’adozione di un tale modello di governo del
territorio, impegnandoci a sviluppare contesƟ caraƩerizzaƟ da una forte cultura democraƟca e
sostenendo il ricorso a differenƟ strumenƟ partecipaƟvi, come le tecniche di community visioning,
di cui la “vision” cosƟtuisce lo scenario di riferimento e il quadro di coordinamento per le diverse
aƫvità. Nella nostra rete comunitaria di architeƫ cerchiamo di divulgare le buone praƟche, fare
tesoro delle più significaƟve esperienze internazionali, in cui il cambiamento radicale è ormai
nell’approccio. Questo è il contributo concreto che possiamo offrire alle pubbliche amministrazioni
e all’opinione pubblica, auspicando paradigmi innovaƟvi di governo del territorio, immaginando
altri modi di abitare, di lavorare, di spostarsi e non riducendo lo strumento pianificatorio a norme
che regolano le divisioni di un loƩo, il tracciamento di una strada, i vincoli che ricadono su un
isolato e non su quello adiacente o suo gemello. Sono tecnicismi che in fase di adozione ne
bloccano da soli l’iter, serve una nuova consapevolezza sulla fragilità dei territori abitaƟ e ciò
impone l’urgenza di una nuova cultura urbana. La peculiarità del nostro territorio, un piccolo borgo
MarƟna Franca a presidio di un vasto entroterra la Valle d’Itria, può essere luogo di
sperimentazione per rinnovaƟ processi di relazione tra persone, tra natura e arƟficio. Ne abbiamo
le potenzialità, l’auspicio è che la poliƟca possa e sappia cogliere il nostro appassionato contributo.
Per il Consiglio dell’Ordine Architeƫ
Pianificatori PaesaggisƟ e Conservatori
della Provincia di Taranto
Il Presidente
arch. Paolo Bruni”

















