Riccardo, 62 anni, dal 2003 cieco totale a causa di un distacco della retina.

Segue CS CGIL Taranto

A giorni affronterà un altro intervento chirurgico, dopo gli otto già subiti agli occhi nel corso degli anni. Ma questa volta saranno le mani, quelle che lo guidano nelle sue faccende quotidiane, ad essere interessate.

“Io faccio benissimo da mangiare – dice Riccardo al telefono a Tiziana Ronsisvalle, segretaria della CGIL di Taranto – ma dopo questo intervento sarà tutto ancora più difficile, perché le mani sostituiscono i miei occhi”.

Per questa ragione Riccardo, beneficiario di una pensione di invalidità e intestatario di mutuo, aveva chiesto la possibilità di usufruire del Pro.VI. : il contributo economico previsto dalla Regione Puglia, per sostenere l’autonomia, l’inclusione sociale e lavorativa delle persone con disabilità grave.

“Si tratta di una misura che favorisce la vita indipendente di persone con disabilità e che soffre come al solito delle ristrettezze di budget degli enti pubblici” – spiega Tiziana Ronsisvalle.

Riccardo, infatti, malgrado non abbia nessuno che possa occuparsi di lui, è risultato 40° nella classifica dei progetti Pro.Vi. approvati per la provincia di Taranto.

300 in tutta la Puglia, a Taranto solo 17.

Lo domanda presentata a giugno scorso non ha avuto esito positivo.

“Parliamo di domande a sportello che una volta terminati i fondi si bloccano – precisano dalla CGIL – E così Riccardo non potrà assumere una persona che per un anno possa aiutarlo a vivere proprio una vita indipendente e dignitosa”.

“Il contributo di circa 15mila euro annui poteva consentire a quest’uomo di poter ricevere sostegno ma anche a dare lavoro ad una persona – sottolinea Tiziana Ronsisvalle, che per la CGIL di Taranto, ha la delega anche ai servizi sociali e al welfare – perché Riccardo è cieco totale ma è ancora in grado di essere un cittadino attivo trattato come un malato, contrariamente alla definizione di disabilità contenuta nella Convenzione ONU per i diritti delle persone, in cui la disabilità viene considerata una condizione legata all’esistenza di barriere di varia natura (fisiche, psicologiche, sociali). Quindi non è la disabilità in sé il problema, ma il modo in cui viene gestita in rapporto al territorio e alla dimensione comunitaria, cioè di relazione con l’altro”.

Intanto la storia di Riccardo assume risvolti anche locali collegati al grado di assistenza da parte del Comune di Taranto.

L’uomo, infatti, avrebbe richiesto un maggior numero di ore per il Servizio di Assistenza Domiciliare per disabili (SAD) al Comune di Taranto, ma non gli sarebbe stato accordato.

“Riccardo insegna – dice la CGIL – perché il rischio è che non si parli più di lui e della sua dignità di uomo e cittadino, ma di un altro “malato che si parli di un’altra persona posta in condizione di fragilità ed emarginata e non più di un uomo e della sua dignità”.

Luciana Convertini

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