
Nel Consiglio del 4 maggio 2026, la mozione di Fratelli d’Italia per “barattare” i debiti fiscali con lavori utili non è passata. L’obiettivo era recuperare parte dei 12 milioni di euro di tasse non riscosse.
I consiglieri Lillo e Basile si dicono «perplessi» per il “no” della maggioranza, arrivato citando Don Milani e San Martino. Secondo l’opposizione, il richiamo a riferimenti etici e religiosi sarebbe fuori contesto rispetto a una proposta amministrativa pensata per offrire una soluzione concreta e dignitosa ai cittadini in difficoltà.
Nonostante i proponenti abbiano sottolineato che la misura è prevista dalla legge e punta a coniugare sostegno sociale e partecipazione civica, la maggioranza ha preferito fermarsi davanti ai dubbi tecnici sollevati durante il dibattito consiliare. Tra i timori legati ai possibili rilievi della Corte dei Conti e ai costi per la sicurezza dei lavoratori, la proposta non ha ottenuto il via libera del Consiglio comunale.
Il risultato del 4 maggio è chiaro: i debiti restano sulla carta, i parchi restano da pulire e il “baratto amministrativo” finisce in un nulla di fatto.
Di seguito il comunicato integrale del gruppo consiliare di Fratelli d’Italia:
CL’Amministrazione Palmisano boccia il baratto amministrativo presentato dai consiglieri Comunali Grazia Lillo e Oronzo Basile: citati Don Lorenzo Milani e San Martino di Tours per giustificare il no
La Maggioranza ha respinto la mozione per l’istituzione del regolamento comunale sul “baratto amministrativo”, uno strumento previsto dalla normativa nazionale che consente ai cittadini in difficoltà economica di compensare tributi locali attraverso attività di pubblica utilità.
Una bocciatura che lascia molto perplessi non solo nel merito, ma anche nelle motivazioni: per giustificare la scelta, infatti, sono stati richiamati riferimenti etici e morali da Don Milani a San Martino. Un parallelismo che appare forzato e poco pertinente. Al di là del opportunità improbabile di ricorrere a esempi di virtù molto distanti dagli aspetti Amministrativi e Sociali che interessano un Consiglio Comunale, se proprio vogliamo rilevare una corrispondenza, è sicuramente nella figura di San Martino, simbolo universale di solidarietà, che sta esattamente alla base del concetto portato avanti dal “Baratto Amministrativo”.
La mozione presentata inoltre si fondava su basi giuridiche solide e su un impianto normativo chiaro. Il baratto amministrativo, già previsto dalla legislazione e oggi ricondotto nell’alveo del “partenariato sociale” dal D.Lgs. 36/2023, rappresenta una forma concreta di sussidiarietà orizzontale, capace di coniugare solidarietà, dignità e partecipazione civica.
Non si tratta di assistenzialismo, ma di uno strumento moderno di politica sociale: permette ai cittadini in difficoltà di contribuire al bene comune, ottenendo in cambio una riduzione dei tributi come la TARI, senza gravare ulteriormente sulle casse comunali.
In un contesto in cui il Comune di Martina Franca registra oltre 12 milioni di euro di crediti di dubbia esigibilità, gran parte dei quali legati a tributi non riscossi, il baratto amministrativo avrebbe potuto rappresentare una risposta concreta e innovativa, utile sia per il recupero parziale delle entrate sia per il coinvolgimento attivo della cittadinanza.
La proposta prevedeva:
l’elaborazione di un regolamento comunale dedicato;
la possibilità di estendere il baratto anche ad altri tributi (IMU, CUP);
l’introduzione della misura nel regolamento TARI;
la definizione di un tetto massimo per garantire gli equilibri di bilancio;
l’attivazione di un bando pubblico per raccogliere le adesioni.
Inoltre, erano già previste tutte le garanzie necessarie, comprese coperture assicurative per i cittadini coinvolti e la natura occasionale e non sostitutiva delle attività svolte.
Respingere questa proposta significa rinunciare a uno strumento di inclusione sociale e di cittadinanza attiva, capace di restituire dignità alle persone e valore alla comunità.
Il confronto politico dovrebbe restare ancorato ai contenuti e alle soluzioni concrete, evitando richiami impropri che rischiano di svuotare di significato tanto le politiche pubbliche quanto i valori che si intendono evocare.
Il Capo Gruppo FDI in Consiglio ComunaleGrazia LilloIl Consigliere Comunale FDIOronzo Basile

















