
Si accende nuovamente il dibattito interno a Visione Comune. L’ex assessore Roberto Ruggeri, estromesso dalla giunta comunale lo scorso marzo insieme ad Anna Lasorte e Carlo Dilonardo durante la fase di verifiche politiche, ha annunciato ufficialmente la sua uscita dal movimento.
Ruggeri, che in giunta aveva ricoperto il ruolo di assessore, ha appreso dagli organi di stampa l’intenzione di Visione Comune di proporre un assessore esterno al gruppo. La figura di riferimento sarebbe Carlo Dilonardo, già assessore alle Attività culturali nella stessa giunta in cui Ruggeri era in carica.
In un lungo post pubblicato sul suo profilo Facebook, l’ex assessore ha ricostruito la vicenda, manifestando amarezza per la gestione della decisione e criticando le motivazioni addotte dal movimento.
Di seguito il testo integrale del suo post.
Ho appreso dagli organi di stampa della volontà di Visione Comune di proporre come assessore una figura esterna al movimento stesso.
E ciò, nonostante il mio nome sia stato espressamente formulato dal Segretario, anche a mezzo stampa, come unica opzione per il rientro in giunta, dopo i noti fatti di metà marzo.
In un primo momento, mi ero ripromesso di non scrivere pubblicamente alcunché, nonostante l’amarezza, limitandomi a comunicare il mio pensiero sui canali riservati del movimento.
Chi ben mi conosce, infatti, sa come la penso, e qual è il mio modo di affrontare questo genere di problemi.
Al rammarico iniziale, però, è sopraggiunto lo sconforto nel vedere il mio nome oggetto di una parte di un comunicato video dei consiglieri di Visione Comune, diffuso nella serata di mercoledì e condiviso sui social, teso a motivare la scelta di optare, per il ruolo di assessore, a una persona esterna al movimento.
Impostazione che, personalmente, ritengo non corretta, considerando le varie personalità di spessore all’interno del movimento, né francamente giustificabile con quanto riferito dagli stessi consiglieri, ossia che servisse una persona “rodata” e già operativa nelle dinamiche politico – amministrative.
In questo video, quello che mi ha amareggiato è che i consiglieri, in luogo di assumersi la responsabilità politica (legittima e sacrosanta) della suddetta proposta, hanno inteso giustificarla con un motivo diverso, ponendola in strettissima correlazione con una mia scelta, del tutto personale, ossia quella di partecipare all’avviso pubblico indetto qualche mese fa dall’amministrazione per il ruolo di capo di gabinetto del Sindaco Gianfranco Palmisano.
Rammento a tutti, quello stesso Gianfranco Palmisano per cui Visione Comune ha partecipato alla competizione elettorale nel 2022, riportando un risultato più che lusinghiero, collocandosi al secondo posto in termini di consenso elettorale, seconda solamente al PD.
Sostanzialmente la mia condotta, agli occhi dei consiglieri, mi ha depennato tout court da quel ruolo in pectore che, almeno a parole, avevo assunto sino a quel momento.
Personalmente, dopo quasi cinque mesi dalla mia uscita dalla scena politica, a mente lucida e fredda, ritengo di non meritare questo trattamento.
Mi spiego meglio.
Visione Comune, per mezzo dei suoi consiglieri, aveva, ha a e avrà tutto il diritto di nominare chicchessia per il ruolo di assessore.
E anzi, non negherò mai di esprimere loro il mio ringraziamento, riconoscendo altresì il coraggio che, insieme all’ex consigliere Giuseppe Serio, ebbero nel propormi al Sindaco a giugno 2022, quando ero “solamente” il primo dei non eletti, privo di esperienza politica e all’esito del mio primo banco di prova elettorale.
Personalmente, però, dato il nostro rapporto anche umano, al di là della politica, avrei gradito una comunicazione, una telefonata, anche un semplice messaggio su WhatsApp che mi preannunciasse la decisione di optare per un altro nome.
Conoscendomi, avrei rispettato la decisione e, magari, all’esito di un confronto sereno e sincero l’avrei anche accettata e condivisa. Come sempre ho fatto.
Ma non è tutto.
La mossa mediatica di giustificare il “cambio” con la mia partecipazione all’avviso è francamente poco corretta per la mia immagine, come uomo e professionista.
Anzitutto, perché partecipare a un avviso non vuol dire vincerlo.
Il rapporto fiduciario con il Sindaco, infatti, si instaura con il conferimento dell’incarico e non di certo con la mera protocollazione di una domandina telematica.
Precisando anche che, a espressa richiesta formulatami nel corso di un incontro informale, prima della scadenza dell’avviso, avevo manifestato ai consiglieri che avrei potuto prendere in considerazione di parteciparvi.
A maggior ragione a fronte dello stallo del movimento, che a distanza di mesi ho visto sempre meno deciso sul da farsi. Chiuso in un vicolo cieco proprio in relazione alla mia persona, per cui veniva riproposto al Sindaco un rientro in Giunta con le deleghe ricoperte fino a marzo, sostanzialmente come se il rimpasto non fosse mai avvenuto. Ipotesi, a mio modesto avviso, francamente irrealizzabile.
Spesso in questi tre anni ho sentito dire che in politica tutto sia concesso e che le strategie vengano prima di tutto.
Probabilmente non sono ancora del tutto disilluso, ma penso che prima dei numeri e delle strategie vengano le persone.
E dico questo perché nei miei quasi tre anni da assessore, ho cercato di adempiere al mio compito con lealtà e rispetto nei confronti di tutti, colleghi assessori, consiglieri, dirigenti, dipendenti comunali, e ogni singolo cittadino, che fosse un tecnico o un privato, che abbia incontrato lungo il mio percorso.
Sicuramente commettendo degli errori, peccando a tratti di inesperienza politica.
Credetemi, non è stato affatto facile.
In molti casi mi sono sentito tra l’incudine e il martello, essendo da una parte uno dei due assessori di un movimento (o meglio, di un’ala dello stesso), che sin dal giorno successivo alle elezioni ha visto nel Sindaco e in una parte della maggioranza un avversario politico da combattere, quasi come se Gianfranco Palmisano fosse un altro rispetto a quel ragazzo di 35 anni per cui tutti avevamo messo la faccia, candidandoci nelle sue liste, nel 2022.
Dall’altra essendo uno dei membri della Giunta e, come tale, vivendo praticamente per tre anni fianco a fianco del Sindaco.
Ho cercato sempre di gestire queste situazioni con equilibrio e moderazione, ingoiando anche qualche boccone amaro, e più di qualche volta sentendomi un attore protagonista di una sceneggiatura di cui non conoscevo il copione.
Purtroppo, però, dalla data del rimpasto in poi ho fatto sempre più fatica a condividere l’impostazione di rottura e distacco adottata dal movimento, a mio avviso frutto di una strategia completamente errata. A maggior ragione oggi, dopo questi mesi lontano dalla politica, sono certo che con maggior dialogo e volontà, si sarebbero ottenuti dei risultati più costruttivi e, perché no, anche rapidi, evitando un isolamento che, nei fatti, ha lentamente portato anche il movimento stesso a svuotarsi, perdendo la partecipazione e il contributo di tante personalità di spessore.
Per questo, lo ribadisco ancora una volta, con rammarico ma con serenità, nel ringraziare chi mi ha dato la possibilità di rappresentare 3000 martinesi in Giunta per quasi tre anni, dichiaro definitivamente conclusa la mia esperienza nel movimento di Visione Comune.
Per completezza d’informazione, segnaliamo il link allo spazio autogestito di Teletrullo nel quale i consiglieri di Visione Comune, Valentina Lenoci e Paolo Vinci, parlando del PUG, hanno dichiarato di aver inizialmente proposto al sindaco il ritorno in giunta di Ruggeri con le stesse deleghe. Hanno poi aggiunto di aver appreso della sua partecipazione a un avviso pubblico per entrare nello staff del sindaco e, ritenendo a quel punto non più percorribile la sua nomina ad assessore, di aver suggerito il nome di Carlo Dilonardo.

















