Risarciti i familiari martinesi: decisiva l’applicazione della prescrizione decennale nel caso di malasanità

Pubblichiamo di seguito la nota stampa trasmessa dall’avv. Mario Lazzaro, legale dei familiari della vittima, relativa alla sentenza con cui il Tribunale di Lecce ha riconosciuto un risarcimento di oltre 800mila euro in un caso di malasanità legato a una trasfusione di sangue infetto risalente al 1974.

Nota Stampa

Il Tribunale di Lecce con sentenza pubblicata pochi giorni fa ha accordato un risarcimento di oltre 800 mila euro ai familiari di martinesi di un uomo deceduto a causa di una trasfusione di sangue infetto subita nel 1974.Il Tribunale ha accordato ai parenti un congruo risarcimento sia per le sofferenze e lo stravolgimento dei congiunti derivato dalla perdita del loro caro che dal mancato apporto economico del padre di famiglia. Nel lontano 1994 la vittima di malasanità aveva scoperto di essere affetto da epatite C, presumibilmente contratta in occasione di un a trasfusione di sangue subita molti anni prima, nel 1974, in una Asl brindisina.La malattia, sino ad allora silente, come spesso accade in questi casi, era divenuta negli anni sempre più aggressiva, evolvendo in cirrosi epatica, fino a portarlo alla morte nel 2008.I congiunti della vittima avevano deciso di agire in giudizio quasi dieci anni dopo, motivo per il quale il Ministero resisteva eccependo la prescrizione del diritto.Secondo il Dicastero della Salute la richiesta risarcitoria dei congiunti era da intendersi oramai tardiva, in quanto avanzata oltre sei anni, dopo la morte dell’uomo, sul presupposto che si sarebbe dovuta applicare la stessa prescrizione prevista per il reato di omicidio colposo, vigente al momento del fatto, intendendo per “fatto” il momento del decesso, per effetto della Legge ex Cirielli, in vigore dal 2005.L’innovativa tesi portata avanti dai danneggiati, condivisa dal Tribunale salentino, riteneva invece corretto applicare il più lungo termine di prescrizione decennale, in quanto il medesimo reato di omicidio colposo, all’epoca del fatto, inteso come trasfusione di sangue infetto, dunque prima che entrasse in vigore la Cirielli, si prescriveva in dieci anni. 

Luciana Convertini

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