Un viaggio tra arte, luoghi e neuroscienze per la 52ª edizione della rassegna di Martina Franca

Di Antonello D’Attoma (Neurologo, scrittore e divulgatore)

Tra luglio e agosto, in questa assolata e caldissima estate, mi sono calato nella splendida atmosfera che Martina Franca riesce a costruire intorno al Festival della Valle d’Itria, quest’anno giunto alla edizione numero 52, con la direzione della compositrice Silvia Colasanti. Indubbiamente, lo diciamo subito, una edizione di grande successo, per la varietà e qualità delle opere rappresentate, per l’apprezzamento generale del pubblico. Un pubblico internazionale e quasi sempre competente quello che si è intrecciato nei diversi appuntamenti presenti nel programma artistico; direi un pubblico che ha saputo mettersi in cammino, invitato dalla stesura del palinsesto ad attraversare luoghi, architetture, silenzi, paesaggi e memorie, che è un po’ il marchio di fabbrica dei Festival della Valle d’Itria nel corso degli anni e lo è stato ancor di più nella edizione 2026 appena conclusa.

Filo conduttore di questa edizione è stato il mar Mediterraneo, inteso come luogo di incontri, contaminazioni culturali e dialogo tra tradizione e modernità. Ogni appuntamento ha modificato la prospettiva dello spettatore, fino a trasformare l’intero programma in una esperienza immersiva. La musica e il canto, così come le parole, sono state il filo invisibile che ha unito il bianco della pietra di Martina Franca e di Palazzo Ducale, la spiritualità della Basilica di San Martino, luogo di contemplazione e trascendenza, di verticalità e silenzio, l’intimità del Chiostro di San Domenico e il paesaggio senza tempo della campagna e delle masserie della Valle d’Itria, dove memoria e ascolto vivono in perfetto connubio. È stato, anche quest’anno, un Festival nel quale allo spettatore non è stato solo chiesto di ascoltare, ma anche di abitare i luoghi: un dialogo continuo fra musica, architettura, storia e paesaggio, in una trama nella quale ogni luogo contribuisce a trasformare il significato dell’ascolto. Un ascolto colto, attento, rigoroso alle norme che disciplinano l’accesso a questa forma artistica, capace di coinvolgere la mente e il cervello in una continua integrazione fra ascolto e visione, memoria dei luoghi, luci e suoni, contaminando il tutto con le emozioni suscitate dall’ambiente circostante: insomma un’esperienza mentale globale che trasforma ogni concerto in un piccolo esperimento sulla coscienza. Si, direi fasi diverse di conoscenza e coscienza, legate e ispirate ai diversi luoghi della rassegna. Per questo motivo lo stesso brano eseguito in un teatro, in una basilica o in una masseria non produce mai la stessa esperienza interiore: l’architettura non contiene la musica, ma può addirittura modellarla e trasformare l’esperienza di chi ascolta. D’altro canto, ogni viaggio possiede un momento preciso nel quale ci si accorge che non si sta più osservando un paesaggio, ma che è il paesaggio a modificare il nostro modo di guardare il mondo.

Le varie tappe di questo viaggio ci hanno proposto voci di interpreti estremamente importanti, che hanno saputo particolarmente affascinare ed emozionare il pubblico, poiché è noto che la mente dedica percorsi altamente selettivi al riconoscimento della voce, molto prima ancora di analizzarne il significato linguistico ed è probabilmente questa la ragione per cui una voce autenticamente espressiva riesce a coinvolgere l’ascoltatore con un’intensità che pochi strumenti possono raggiungere. Non ascoltiamo soltanto delle note: percepiamo l’intenzione, il respiro, la presenza stessa dell’interprete. L’ascolto che diventa un’esperienza empatica, come se il cervello sincronizzasse per qualche istante i propri ritmi con quelli dell’artista, costruendo quella particolare sensazione di partecipazione che distingue un grande concerto da una semplice esecuzione musicale. Citando Oliver Sacks in Musicophilia, la musica fornisce struttura all’esperienza temporale, arrivando a raggiungere persone nelle quali sono persino compromesse altre forme di comunicazione (vedi ad esempio persone affette da demenza di Alzheimer), quindi in qualche modo durante il concerto entriamo nel tempo costruito dalla musica. Cito a tale riguardo Vennero da ogni dove e Notturno Adriatico, dove l’atmosfera della sera, il chiostro o la masseria, la musica sembrano sospendere il tempo ordinario e definire il tempo della mente. Il potere della voce degli interpreti che catturano la nostra attenzione, può anche definire lo spazio emotivo dell’ascoltatore. Ogni inflessione, ogni pausa, ogni variazione dinamica sembra invitare il cervello a costruire immagini interiori. Qui la musica e l’ascolto, servono a coinvolgere anche processi di cognizione sociale, quasi a decodificare intenzioni ed emozioni del compositore o dell’interprete. Ruolo della musica è anche quello di insegnare continuamente ad aspettare, in quanto fonte di emozione (Daniel Levitin): l’ascolto musicale non è mai un evento passivo per la nostra mente, piuttosto la melodia crea aspettative, le conferma o le ritarda. La musica e il canto entrano nei circuiti profondi delle emozioni (Stefan Koelsch), poiché attraversano in modo attivo aree del cervello pienamente coinvolte nelle funzioni di memoria, emozione e ricompensa, vedi ippocampo, amigdala, striato, corteccia prefrontale. Il concetto che il cervello anticipa il ritmo con il corpo e i movimenti del corpo, (Aniruddh Patel), mi permette di citare, in una serata bagnata dalla pioggia, Le tarantelle del rimorso, dove il corpo che sente il bisogno di muoversi, non è una aggiunta alla musica ma la musica stessa; come dire che, il ritmo musicale non viene soltanto udito dalla mente, ma anche in qualche modo simulato corporalmente nella taranta. Non semplice danza folkloristica, ma vero e proprio dispositivo rituale attraverso il quale una comunità riusciva a dare forma a sofferenze altrimenti difficili da esprimere (Ernesto de Martino).

Per quello che riguarda gli aspetti tecnici legati alla scelta del programma, quest’anno si è enfatizzata la rigorosa fedeltà alle fonti musicali, vedi in particolare la Carmen, nella quale si apprezza lo sforzo di un ritorno al pensiero originario di Bizet, con il recupero di materiali originali, nel tentativo di riportare alla luce la struttura autentica dell’opera. Si è mostrato coraggio nelle scelte di proporre opere poco frequentate e accostamenti inconsueti, vedi il dittico Stravinskij-Casella, cercando di privilegiare la ricerca culturale rispetto alla programmazione commerciale, nella splendida cornice trascendentale e nella verticalità della Basilica di San Martino, con il Concerto dello Spirito, dove il riverbero e la musica sacra concorrono, nella meraviglia, a produrre un’esperienza che ridimensiona temporaneamente l’Io individuale. Vale per questa esperienza il concetto di “numinoso”, quello che Rudolf Otto esprime come percezione di qualcosa che eccede l’ordinario.

Vi è ancora un altro filo conduttore in questo Festival: l’accentuare il rapporto tra passato e presente, “il passato risuona nel presente” come sottolineato da altre letture, ma anche il presente che continua a interrogare il passato, come se ogni nuova esecuzione servisse anche a rileggere il significato di quell’opera.

In sede di conclusioni, questo Festival della Valle d’Itria rimane un luogo dove convivono il rigore musicologico, la qualità interpretativa, la sperimentazione in un contesto di recupero del repertorio dimenticato. Per gli aspetti conoscitivi e cognitivi, nonché emozionali, direi una sorta di esperienza di educazione della mente, in cui musica, antropologia e filosofia convergano in una unica narrazione; un luogo dove non si ascolta semplicemente il bel canto e la musica, ma si educa persino il cervello all’ascolto. Tutto ciò serve a mettere insieme e riunire, memoria e attesa, corpo ed emozione, esperienza individuale e appartenenza collettiva e a fornire esperienze diverse di conoscenza e coscienza.

Nota della redazione: Questo contributo esterno è stato redatto dal Dott. Antonello D’Attoma, neurologo, scrittore e divulgatore delle Neuroscienze.

Luciana Convertini

Visualizza tutti i post