Il chirurgo plastico, originario di Martina Franca, ha coordinato un’équipe di chirurghi e specializzandi impegnata per circa due settimane in un ospedale rurale a tre ore da Nairobi

Originario di Martina Franca, il professor Giovanni Marangi risiede e lavora a Roma dal 1996. Chirurgo plastico e docente universitario, nei giorni scorsi è rientrato da una missione sanitaria in Kenya.
Il professor Marangi ha coordinato un’équipe di chirurghi plastici e medici in formazione, partita da Roma per un periodo di circa due settimane, presso l’ospedale di Ng’othi North, nell’area di Kinangop, a circa tre ore da Nairobi. Del gruppo facevano parte anche specializzandi del Campus Bio-Medico di Roma e dell’Università di Padova.

La struttura sanitaria opera in un contesto rurale e rappresenta un punto di riferimento per un’area molto vasta, pur potendo contare su circa dieci medici operanti in modo stanziale. Per garantire le cure, si basa anche sul supporto di équipe e di aiuti che arrivano dall’esterno. Per questo motivo, i pazienti affrontano spesso viaggi molto lunghi, arrivando a percorrere anche quattrocento chilometri per raggiungere l’ospedale e accedere alle cure.
Nel corso della missione sono stati effettuati oltre quaranta interventi chirurgici, oltre a numerose procedure di chirurgia minore. Gli interventi hanno riguardato adulti e bambini, molti dei quali presentavano gravi esiti cicatriziali dovuti a ustioni e traumi non trattati tempestivamente.

«Spesso i pazienti arrivano dopo viaggi lunghissimi – ha spiegato il professore –. In alcuni casi percorrono anche quattrocento chilometri per raggiungere l’ospedale». Un elemento che restituisce con chiarezza le difficoltà di accesso alle cure in ampie zone del Paese.
Le ustioni, soprattutto in età pediatrica, sono frequentemente legate a incidenti domestici e, in assenza di cure precoci, possono evolvere in cicatrici complesse e invalidanti. «Molti arrivano quando il problema è già avanzato», ha aggiunto il professor Marangi, evidenziando le criticità di un sistema sanitario che fatica a garantire continuità assistenziale.
In questo contesto, la presenza temporanea di équipe specialistiche consente di offrire interventi che, per molti pazienti, rappresentano un’opportunità concreta di cura.

















